DUE ERRORI DA EVITARE IN CASO DI ARRESTO CARDIACO

A volte la presenza di respiro agonico in una persona colpita da arresto cardiaco può essere interpretata erroneamente. Una parte dei pazienti, subito dopo l’arresto cardiaco, presenta respiri agonici. Questi sono lenti, profondi e spesso russanti; hanno origine dal tronco cerebrale, una zona del cervello che, anche se privata di ossigeno, riesce a funzionare per qualche minuto dopo l’arresto cardiaco. In questo caso bisogna iniziare la rianimazione cardio polmonare (RCP), perché la presenza di questi respiri non è indice di presenza di circolo.

Può verificarsi un secondo caso. Cioè la vittima colpita da arresto cardiaco può presentare crisi convulsive. Questo avviene perché, dopo l’arresto cardiaco, non si ha flusso sanguigno al cervello e ciò può causare crisi convulsive. Non bisogna confondere le crisi convulsive causate dall’arresto cardiaco con le crisi epilettiche. Quindi, in presenza di una vittima che presenta crisi convulsive, bisogna sospettare l’arresto cardiaco anche se viene riferita una storia di epilessia, e bisogna attivarsi per effettuare la RCP se il paziente non risponde e non respira normalmente.  

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