LA PRESSIONE ARTERIOSA

Il flusso dei vasi sanguigni è dato dalla pressione di perfusione diviso per la resistenza. Flusso (F) = Forza elettromotrice (E)/Resistenza (R). Da notare che l’analisi dei principi fisici è utile per capire il comportamento del sangue e dei vasi sanguigni. Però bisogna considerare che i vasi sanguigni non sono tubi rigidi e il sangue non è un liquido perfetto.

La resistenza al flusso di sangue è determinata dal raggio dei vasi e dalla viscosità del sangue. La viscosità del sangue dipende soprattutto dall’ematocrito. La viscosità ha importanza nella legge di Poiseuille. Ma, in vivo, l’effetto della viscosità non è uguale a ciò che succede in base alla legge di Poiseuille. Poichè il sangue è una sospensione di cellule nel liquido plasmatico, non si può comportare come un fluido omogeneo. Nelle arterie, nei capillari e nelle venule la modificazione della viscosità in base alla modificazione dell’ematocrito, è inferiore a quella che si ha nei vasi di calibro maggiore. La modificazione della viscosità in funzione dell’ematocrito è inferiore in vivo che in vitro. Per quanto riguarda la legge di Laplace, questa può spiegare delle situazioni che avvengono nell’organismo. Questa legge dice che la tensione della parete di un cilindro (T) è uguale al prodotto della pressione transmurale (P) per il raggio (r) diviso per lo spessore della parete (w): T = Pr/w   Quanto più piccolo è il raggio di un vaso sanguigno, tanto minore è la tensione delle sue pareti per equilibrare la pressione distendente. Infatti, se consideriamo il cuore dilatato, vediamo che il miocardio è costretto a sviluppare una tensione più grande per produrre una certa pressione. Quindi il cuore dilatato, rispetto ad un cuore normale, deve compiere un lavoro maggiore.

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