LA REAZIONE ANAFILATTICA

close up view of person holding a vaccine

L’anafilassi è una reazione allergica grave, potenzialmente fatale che può essere causata da farmaci, veleno degli insetti, alimenti.

I sintomi possono essere: 1- Ipotensione e shock 2- Compromissione respiratoria (esempio dispnea, respiro sibilante) 3- Quadro clinico che coinvolge la cute, le mucose o entrambe (esempio edema delle labbra) 4- Ipotensione o sintomi associati a disfunzione di organi (esempio ipotonia, collasso,sincope, incontinenza) 5- Sintomi gastrointestinali persistenti 6- Calo pressorio.

La finestra temporale di rischio per anafilassi da qualsiasi causa varia da pochi minuti a diverse ore.

Al primo sospetto di anafilassi, si deve valutare la pervietà delle vie aeree e bisogna controllare la respirazione e il circolo.

Se si sospetta anafilassi sistemica, si deve iniettare una dose di adrenalina nella faccia anterolaterale della coscia. Se è necessario, l’iniezione può essere ripetuta ogni 5-15 minuti.

In caso di anafilassi a gravità media-severa bisogna mantenere la calma e rassicurare il paziente. Effettuare velocemente l’anamnesi con l’aiuto degli accompagnatori . Mettere il paziente in posizione supina con gli arti inferiori sollevati. Cercare due accessi venosi periferici. Controllare e assicurare la pervietà delle vie aeree (prepararsi per una eventuale intubazione tracheale). Controllare i parametri vitali effettuare monitorizzazione ECG. Misurare il PEF se è possibile e somministrare ossigeno. Somministrare adrenalina preferibilmente a livello del vasto laterale della coscia.

ADRENALINA : in Europa viene somministrata nell’adulto (12-18 anni) una dose di 0,5-1 mg (alla diluizione 1:1000) intramuscolo, da ripetere dopo dieci minuti se le condizioni non migliorano, tenendo sotto controllo la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca.

Se il paziente è grave e l’assorbimento intramuscolare è insicuro, l’adrenalina può essere somministrata per via endovenosa lentamente ad una dose di 0,5 mg con una velocità di infusione pari a 100 mcg al minuto, usando una diluizione 1:10.000 (ad esempio diluizione 1:10 ml nel caso di una siringa).Bisogna controllare sempre per essere sicuri che venga utilizzata la dose corretta.

L’adrenalina può essere utilizzata anche negli adolescenti prepuberali o a ridotto accrescimento usando dosi ridotte della meta’, 250 mcg. Nei bambini di età inferiore a 12 anni fino a sei mesi si usano 50 mcg per somministrazione intramuscolare. Da sei mesi a sei anni 120 mcg per i.m. per i bambini robusti e metà dose per i bambini sottopeso. Da sei a 12 anni si somministrano 250 mcg per i.m.

Anche nel bambino, se non è sicuro l’assorbimento per via intramuscolare, si può somministrare l’adrenalina per via endovenosa alla dose di 10 mcg/kg usando una diluizione 1:10.000( esempio diluizione 1:10 ml nel caso di una siringa).Bisogna monitorare per essere sicuri che venga utilizzata la corretta intensità.

Da notare che la via endovenosa deve essere usata solo sotto stretto monitoraggio elettrocardiografico in ambiente adeguato e da sanitari esperti.

Altri trattamenti di supporto sono: – Ossigenoterapia – Fluidi isotonici – Antistaminici – Steroidi – (Glucagone e dopamina solo in casi particolari). Se l’anafilassi evolve in arresto cardiaco effettuare la RCP, infondere liquidi, somministrare adrenalina ev.

Nell’anafilassi il ritmo di arresto cardiaco è l’asistolia; quindi seguire l’algoritmo dell’arresto senza polso, considerare la somministrazione di atropina in base all’evoluzione del ritmo cardiaco e eventualmente lo shock. La somministrazione di steroidi e di antistaminici può essere utile dopo la resuscitazione.

Quando il paziente viene dimesso dall’ospedale bisogna consigliare di evitare il farmaco che ha causato la reazione anafilattica e le molecole della stessa famiglia di farmaci. Dopo la stabilizzazione delle funzioni vitali bisogna monitorare i parametri vitali per almeno dieci ore ed effettuare un controllo clinico del paziente per 48 ore. Nel 20 per cento circa dei casi si può avere un’anafilassi di tipo bifasico, cioè i sintomi si possono ripresentare fino a 38 ore dal primo episodio. La seconda crisi può essere più grave della prima o uguale o meno grave.

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